Io non ti conosco

Archiviato domenica, 01 aprile 2007 in: quante storie
Camilla allungò un piede nudo, come faceva sempre, incontrando il corpo caldo di lui. Sorrise nel sonno e mugugnò qualcosa.
Poi un pensiero, come un lampo nel buio, le attraversò la mente, e aprì gli occhi, che a fatica riuscivano a intravvedere nella penombra del mattino.
Il corpo di lui NON era caldo.
Allungò la mano, verso la sagoma del marito avvolta nelle coperte, lo toccò, esitante.
Sentì gelare la punta dei polpastrelli posati sul pigiama di flanella dell'uomo.
Lui si voltò verso di lei, lentamente; gli occhi di Camilla, ormai spalancati nell ombra potevano vedere nitidamente.
Ritrasse la mano, di scatto, e la portò alla bocca, ma da questa non fuoriuscì nessun suono.
Non disse nulla, paralizzata dal terrore non riusciva nemmeno a muoversi.
Lui le si avvicinò, scivolando su un fianco e la abbracciò.
Stranamente Camilla si rese conto che le guance si bagnavano, le lacrime nere, coi residui di trucco della sera prima, scesero sul cuscino.
"Buongiorno amore" biascicò lui.
La voce era sempre la stessa.
Poteva persino, in quel viso sconosciuto, ora riconoscere quello che pareva un sorriso.
Camilla sentiva il freddo impossessarsi di lei, e non disse nulla, lui chiuse ancora gli occhi, e parve addormentarsi nuovamente.
La donna spostò la mano sul volto di lui.
La pelle verde squamosa era fredda, ma non viscida come se l'aspettava, anzi al contrario era quasi ruvida, un pò come quegli stivali di pitone che aveva comprato qualche anno addietro.
Quelle scarpe avevano fatto difetto sin dall'inizio, ma il pitone a quel prezzo... non poteva rinunciarvi!
Camilla scostò un poco il colletto del pigiama, per un istante pensò che il marito le avesse fatto uno scherzo indossando una maschera.
Invece no: tutto il collo, e la parte di spalle che poteva vedere erano ricoperti di pelle verde.
Andò a cercare con le proprie mani le mani di lui, che le cingevano i fianchi.
Ne sollevò una e l'avvicinò al viso: le lunghe nere unghie ad artiglio emanavano uno strano odore.
Cercò di allontanarsi da lui, che invece la strinse ancora più forte "Che c'è?" le sussurrò, aprendo poco gli occhi. Camilla restò a fissare le iridi rosso cupo "Mi...mi sembri un pò strano..stamattina"
Si sorprese ella stessa a rispondere e quasi rise della sua stessa frase, ma il marito la anticipò: "Strano? - l'uomo lucertola sollevò l'enorme testone e si poggiò alla zampa, piegando l'avambraccio e poggiando il gomito sul cuscino - strano come?"
Camilla voltò la testa verso lo specchio che campeggiava sulla parete di lato, indicandolo. "Non ti senti...diverso?"
L'uomo ridacchiando si osservò, srotolò la lingua biforcuta, poi con l'altra mano la carezzò, giocherellando coi suoi capelli: "No, per nulla, tu mi vedi diverso?"
Il marito rotolò poi sull'altro fianco alzandosi dal letto.
Camilla si ridistese, coprendosi il viso fino a metà.
"Io... non ti riconosco" - sussurrò, prima di coprirsi del tutto il viso con il lenzuolo.
xabi @ 20:33 | commenti: commenti (2)(popup)

La Farfalla e La Bambina

Archiviato sabato, 10 giugno 2006 in: quante storie
La bimba smise di mordicchiare il dorso della sua mano e restò a bocca aperta, guardando la farfalla lilla e argento che le svolazzava intorno.
La farfalla si posò su un filo d'erba, vicino ai suoi piedini nudi e la piccola mosse gli alluci ripetutamente, ridendo, mentre la farfalla sbatteva le ali, che al sole parevano scintillare.
La piccola rotolò su un fianco e si avvicinò strisciando alla farfalla.
Stettero un attimo una di fronte all altra, poi la farfalla sbattè le ali e si sollevò dal filo d'erba; la bambina la seguì con lo sguardo, emettendo risolini gorgoglianti.
Dopo un breve volo la farfalla tornò vicino alla piccola, e si posò sulla sua mano.
La bimba ricominciò a ridere e sollevò la mano chiusa a pugno davanti agli occhi, spalancandoli. Per un lungo istante la farfalla e la bambina si guardarono, poi, poco prima che la farfalla battesse le ali per sollevarsi di nuovo in volo, la piccina spalancò la bocca e la mangiò.
xabi @ 00:14 | commenti: commenti (2)(popup)

Il frisbee

Archiviato martedì, 30 maggio 2006 in: quante storie
Il disco verde e arancio planò dolcemente fra le dita della mano tesa in alto sulla testa.
Un sorriso si dipinse sulle labbra del bambino, mentre con la stessa mano con cui l'aveva preso si apprestava a lanciarlo nuovamente.
Piegò dapprima il braccio verso il fianco opposto per prendere slancio, prima di tenderlo e lasciar andare il disco.
Il disco ruotando su sè stesso tracciò un semicerchio nel cielo terso d'un celeste accecante.
Gli occhi del bambino lo seguirono nella sua rotta, riparati dalla mano tesa sulla fronte.
All'improvviso il disco fermò la sua corsa, immobile rimase nell'aria qualche attimo, poi riprese a girare, sempre più velocemente, dalla parte opposta, dirigendosi verso il mare.
Gli occhi del bambino stettero fissi su di lui, finchè, ridotto ad un minuscolo puntino, all' orizzonte il disco scomparve.
xabi @ 18:10 | commenti: commenti (4)(popup)